Lavoro Franchising

Da imprenditore di successo a franchisor… il passo è breve!

27 aprile 2011

Come valutare e rendere economicamente conveniente il modello del franchising.

Trasformare il proprio modello di business in un futuro franchising è il sogno di molti imprenditori di oggi, ma non bisogna farsi prendere troppo dall'entusiasmo.
Tutti i franchisor presenti sul mercato erano imprenditori indipendenti del passato. Un case history molto interessante è quello del Gruppo Natuzzi (per maggiori informazioni sul franchising al riguardo, si rimanda al sito ufficiale http://www.natuzzifranchising.it ).
Pasquale Natuzzi, attuale presidente ed amministratore delegato del Gruppo, iniziò la sua attività nel 1959 quando apri un laboratorio artigianale con tre collaboratori; oggi il Gruppo Natuzzi conta numerosi negozi in franchising sotto l'insegna "Divani & Divani by Natuzzi". Oltre questo brand, ne esistono altri che hanno visto il loro successo partire dall'imprenditorialità: Geox, McDonald's, ecc...

Cosa ha portato al successo queste idee imprenditoriali?
Innanzitutto, quando si vuole dar vita a una rete franchising, bisogna basarsi su una buona idea imprenditoriale. L'idea deve essere vincente (cioè in grado di essere competitiva nel mercato) e soprattutto, deve essere replicabile e non imitabile.
La replicabilità del progetto imprenditoriale rappresenta la caratteristica fondamentale. Se le condizioni che hanno portato al successo il progetto (inteso sia come layout sia come variabili più intangibles) non possono essere replicabili, allora mancherà la possibilità di realizzare una rete. Dal progetto pilota, la casa madre (il franchisor, o futuro tale), deve trarre spunti di riflessione per migliorare il proprio business e quello degli affiliati. Quest'ultimi, troveranno conveniente affiliarsi soltanto se il progetto pilota avrà riportato risultati positivi accettabili e sarà possibile implementare la "formula del successo".
Di contro, se il successo del progetto pilota è strettamente "legato" a dinamiche territoriali (si pensi per esempio concorrenza, o alla possibilità di accedere ad agevolazioni territoriali che permettono di godere di buoni flussi di cassa) l'idea imprenditoriale sarà si di successo, e quindi in grado di generare profitti, ma se venisse replicata in un altro luogo di certo non raggiungerebbe i risultati sperati. In questa fase, è importante un'analisi dell'ambiente (interno ed esterno) e un'analisi del settore.
Non di minore importanza è anche la non imitabilità dell'idea; se cosi non fosse, una business idea vincente, darebbe vita a tanti "progetti fotocopia" e non tutelerebbe ne il franchisor ne gli affiliati. Per fare ciò è importante registrare i segni distintivi dell'azienda.
Verificate le condizioni essenziali, si deve procedere alla stesura di un business plan. Il business plan, come ben evidenziato dalla letteratura manageriale, è un documento che dovrebbe essere redatto e consultato con una frequenza periodica dall'imprenditore eo dai soci. Nella prassi, tale documento (di fondamentale importanza ed utilità) viene realizzato solo in operazioni straordinarie nella vita dell'impresa. Questi momenti sono: la nascita e la diversificazione settoriale.

Nel caso in cui si volesse dar vita a un progetto di franchising, ci ritroveremmo nella seconda fattispecie.
Sorge però l'urgenza di chiarire due punti fondamentali: il bilancio previsionale e il piano operativo (o anche detto piano industriale o piano di produzione). Sono due parti che, in questo caso, assumono una rilevanza cruciale.
Nella fattispecie, si volesse creare dalla propria insegna un'insegna in franchising, il bilancio previsionale si estenderebbe per comprendere nuove voci fino ad allora non presenti, questo al fine di comprendere il capitale necessario. Per raggiungere tale traguardo dovremmo immaginare una pesante incidenza di costi di arredamento; sicurezza; registrazione marchi; ricerche di mercato, e soprattutto formazione.

Bisognerebbe procedere poi con la realizzazione dello SP, CE, prospetto dei flussi finanziari non solo, tramite un analisi del Break Even Point (comunemente noto BEP) si dovrebbe ricercare il punto di pareggio stimando, gli eventuali diritti di ingresso e royalties. Cercando di modificare il BEP, soprattutto cercando di abbassare il suo punto nel diagramma, si prospetta per il franchisor una situazione economicamente sempre più conveniente; e dal lato del franchisee si rende la proposta di affiliazione sempre più interessante.
Per ciò che concerne il piano operativo, bisogna rendersi conto se l'impresa madre sarà in gado di garantire gli approvvigionamenti ai propri affiliati, fornendo un servizio rapido, di qualità e quantità. Su questo "scoglio" molti franchisor si scontrano; la capacità di fornire un servizio capillare di fornitura dei beniservizi tipici del marchio rappresenta una leva di attrazione per i franchisee.

Sarà bene domandarsi se realmente la casa madre ha queste capacità, se riesce ad approvvigionarsene o fino a che punto riesce a sostenere i franchisee.
A buon fine, si deve evidenziare come la prospettiva di rendere il proprio business un franchising si è rilevata spesso un successo; ma per arrivare a tale risultato bisogna impostare un buon business plan.
Questa mia breve guida, ha cercato (con tutti i limiti del caso) di rappresentare una prima riflessione sulla tematica della trasformazione di un business indipendente in un'insegna in franchising.

Per ulteriori informazioni, sarò felice di rispondere alle Vostre domande.

Per richieste:
Sezione Domande & Risposte
Mail: waltervesperi@libero.it

Dott. Walter Vesperi
Manager e consulente aziendale

» Vedi tutti i post di Franchising Lavoro

Cerca Franchising

Categorie