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venerdì 11 dicembre 2015

Capire se stessi per fare la scelta giusta 

Requisiti personali per aprire un franchising

Nell'articolo precedente abbiamo visto le considerazioni più strettamente economiche che dobbiamo fare prima di avviare un'attività e nello specifico un'attività in franchising, Come capire e scegliere il franchising giusto per se.

In questa seconda parte vi presentiamo le principali considerazioni e valutazioni personali che una persona deve fare prima di decidere la propria attività da avviare.

  • Riuscirò a sostenere i ritmi di un lavoro autonomo?
    Molto spesso chi si avvicina al franchising proviene da esperienze lavorative come dipendente. Lavorare in proprio vuol dire dover prendere continuamente delle decisioni che nessun altro, se non io stesso, può prendere.
    Vuol dire affrontare situazioni difficili e di forte stress legate a fattori esogeni (es. crisi economica) ma che influiscono sulla propria attività.
    Vuol dire anche talvolta rinunciare alle vacanze o scordarsi le canoniche otto ore giornaliere.
    Vuol dire non avere uno stipendio garantito!

  • Riuscirò a rinunciare a parte della mia autonomia decisionale?
    Questa è una domanda che si deve porre chi è già un imprenditore e si avvicina al franchising perché ne vede delle opportunità legate al gruppo o ai servizi che può ricevere dal network.
    Ma essere affiliato vuol dire essere disposti ad accettare il cosiddetto “do ut des”, io do qualcosa a te, tu dai qualcosa a me ed entrambi, per un bene comune rinunciamo a qualcosa.
    E’ chiaro quindi che delle volte come affiliato dovrò accettare delle “imposizioni” da parte del franchisor.

  • Mi piacerà questo lavoro?
    Anche questa sembra una domanda scontata, ma è bene sempre riflettere che quello che andrò ad avviare sarà il mio impegno quotidiano per un certo numero di anni.
    Ecco quindi che una valutazione dell’ambiente in cui passero la gran parte delle mie giornate sarà importante (ad esempio mi piace l’arredo dell’ufficio/negozio che andrò ad aprire?).
    Un'altra considerazione da fare è lo status sociale che un’attività mi può dare, magari anche a fronte di guadagni inferiori. Ci sono delle attività che sono redditizie ma che vengono svolte in ambienti disagiati o non particolarmente belli, tipico è il caso delle imprese di disinfestazione, si ha infatti a che fare con insetti, animali di vario genere e poco piacevoli ma a fronte di ciò le marginalità e quindi le potenzialità di guadagno sono molto interessanti.

  • Ho valutato bene cosa comporta il lavoro che andrò a fare?
    Nell’euforia di iniziare una nuova attività ci si focalizza solo sulla parte bella del lavoro trascurando quella meno piacevole.
    Esempio tipico e molto esplicativo è il caso in cui aprendo un’attività commerciale viene richiesta non solo la vendita on site (aspetto il cliente che entri in negozio) ma anche un lavoro di sviluppo commerciale attivo, di ricerca cioè di nuovi clienti andando a contattare, informare, proporre i servizi/prodotti della mia attività ad un target di clienti potenziali.
    Questo significa pianificare e attuare con costanza e perseveranza un’attività di vendita door to door. Il bravo commerciale sarà quello che dopo ogni trattativa, sia essa con esito positivo ma soprattutto negativo, ne analizza tutti gli aspetti e si prepara per la successiva.

Tutto ciò non deve portare a scoraggiare l’imprenditore ma ad essere più cosciente di quello che sta per fare. Riteniamo infatti che queste riflessioni debbano far parte del bagaglio culturale con cui un nuovo imprenditore si avvia ad affrontare un’esperienza di vita completamente nuova ben sapendo che difficilmente tali questioni potranno essere affrontate con il franchisor.

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