Come aprire una rosticceria
Cucina casareccia for ever!
Tra le attività commerciali connesse al mondo della ristorazione, a riscuotere maggiore successo sono quelle che offrono un servizio di pasti “pronta consegna” che è possibile consumare per strada, al lavoro o al rientro a casa dopo una difficile giornata fitta di impegni.
Complici i ritmi sempre più frenetici della vita moderna, le rosticcerie sono oggi il punto di riferimento culinario di molti e rappresentano quindi una buona idea imprenditoriale. Provengono dalla più tipica tradizione italiana, ma hanno saputo rinnovarsi, proponendo menù sempre più particolareggiati e attraenti.

Cosa serve per aprire una rosticceria
Per aprire una rosticceria non servono ambienti spaziosi o particolari allestimenti: l’attività si caratterizza per la vendita diretta delle preparazioni alimentari alla clientela, mentre non è prevista, almeno in linea di principio, la consumazione sul posto.
Ciò significa che sarà sufficiente un locale adatto di almeno 30/40 mq, comprensivi di servizi igienici e idonea dotazione per lo smaltimento dei fumi, nel rispetto dei requisiti igienico sanitari vigenti.
Oltre ad un arredamento semplice e funzionale, quello che farà la differenza sarà la localizzazione della attività: per raggiungere il maggior numero di clienti è consigliabile, data la natura dell’attività, porsi su una via di passaggio, meglio se ad alta densità di uffici o nelle vicinanze di scuole o luoghi di ritrovo.
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Requisiti e iter per aprire una rosticceria
Per aprire una rosticceria non sono richiesti requisiti particolari, se non quelli imposti per chiunque si affacci al settore della ristorazione. E’ necessario essere maggiorenni ed è consigliabile, seppur non necessario, avere una conoscenza qualificata della preparazione di alimenti, acquisita magari frequentando un istituto alberghiero.
Più specificatamente, per poter somministrare alimenti (requisiti professionali SAB, ex SAL), si richiede in alternativa:
- un diploma di istituto alberghiero
- un’esperienza pregressa almeno biennale nel settore
- la frequenza di un apposito corso regionale di durata bimestrale
Inoltre, trattandosi di una attività classificabile come artigianale, sarà necessario:
- aprire partita Iva
- regolare la propria posizione INAIL e INPS
- depositare la documentazione necessaria per ottenere l’iscrizione presso l’apposita sezione del Registro Imprese competente
- comunicare al Comune, tramite compilazione dell’apposito SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) tramite il SUAP, l’apertura della attività
- comunicare l’apertura all’ASL, cui spetta la vigilanza del rispetto della normativa igienico-sanitaria.
E’ sempre buona norma verificare la presenza di eventuali ulteriori condizioni o limiti imposti dalla normativa locale. Per farlo è sufficiente recarsi presso lo sportello comunale dedicato alle attività commerciali oppure rivolgersi alle Camere di Commercio o alle associazioni di categoria.
Quanto costa aprire una rosticceria
L’investimento iniziale richiesto è di almeno 35.000 – 40.000 €, considerando un locale di dimensioni contenute, un’attrezzatura di base e un arredamento essenziale.
Per contenere i costi si può optare per una attrezzatura usata o varare le diverse opportunità di leasing o comodato.
Tra i costi di gestione, oltre all’affitto e all’acquisto di materie prime per la cucina, si dovranno mettere in conto non solo le utenze, ma anche tutte le competenze connesse al personale. Aprire una rosticceria può essere una buona occasione per dar vita ad una attività a conduzione familiare, ma se non si hanno doti culinarie sufficienti, si dovrà prendere in considerazione l’idea di assumere un addetto.
Leggi anche: Costi e finanziamenti per aprire una rosticceria/gastronomia
Aggiornamento 2026: normative, mercato e tendenze
Rispetto a quanto descritto sopra, oggi la procedura di avvio si svolge in modo digitale: la vecchia DIA è stata sostituita dalla SCIA da presentare al SUAP del Comune, che la inoltra agli enti competenti, tra cui l’ASL per la notifica sanitaria. Se la rosticceria si limita alla vendita di cibi pronti da asporto non servono i requisiti professionali per la somministrazione, ma restano obbligatori il piano HACCP (Regolamento CE 852/2004), la formazione degli addetti alla manipolazione degli alimenti e la corretta gestione della tracciabilità. Se invece si prevedono tavoli o consumo sul posto, occorrono i requisiti professionali SAB e il rispetto delle regole comunali sulla somministrazione, che cambiano da Comune a Comune.
Vanno tenuti presenti anche gli obblighi di informazione sugli allergeni previsti dal Regolamento UE 1169/2011, da indicare per ogni preparazione venduta anche sfusa, e quelli sulla sicurezza antincendio, con l’eventuale SCIA ai Vigili del fuoco per le attività soggette al D.P.R. 151/2011. Le cifre di investimento indicate sopra sono un punto di partenza: con l’aumento dei costi di energia, affitti e materie prime negli ultimi anni conviene costruire un business plan prudente e farsi preventivare attrezzature, canna fumaria e arredi prima di decidere. Per le spese di avvio è utile informarsi su bandi camerali e regionali e su strumenti come la Nuova Sabatini per l’acquisto di macchinari.
Sul fronte delle tendenze, la domanda si sposta verso il pasto pronto di qualità: piatti del giorno e proposte regionali, opzioni vegetariane e senza glutine, porzioni singole e confezioni per la cena a casa. Delivery e ordini online tramite app e social possono pesare in modo significativo sul fatturato e aiutano a coprire le fasce non di passaggio. Contano inoltre la riduzione degli sprechi, con menù flessibili e vendita a fine giornata, e l’uso di imballaggi compostabili, in linea con la normativa europea sulla plastica monouso.
Franchising rosticceria
Per aprire una rosticceria partendo con il piede giusto si può puntare sulla formula del franchising. Sul mercato sono presenti molte offerte di catene diffuse sul territorio nazionale che cercano nuovi affiliati per zone considerate strategiche.
Dietro il pagamento di royalties e fee d’ingresso che variano molto a seconda dei casi, è possibile ottenere tutto l’appoggio necessario affinché l’attività abbia successo.
Si comincia in genere con una consulenza in fase di progettazione (scelta del locale, posizionamento) e con la completa assistenza dell’affiliato sia nella predisposizione del locale che nell’esecuzione delle pratiche burocratiche.
Nella maggior parte dei casi, il franchisor offre percorsi di formazione mirati, che risultano particolarmente utili in quanto basati su una esperienza consolidata nel settore.
L’aspetto più rilevante del franchising resta, anche per una rosticceria, la possibilità di esercitare l’attività sotto l’insegna di un brand già noto e apprezzato, del quale si potranno utilizzare non solo i segni distintivi, ma anche i colori e i menù.
I costi del franchising, inferiori rispetto a quelli necessari per operare in autonomia variano molto a seconda delle aziende e sono compresi tra 19.000 e 50.000€.
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Luca Cortesi
Aprireinfranchising.it












