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Naturhouse

Aprire un centro di educazione alimentare

Franchising Educazione Alimentare - grazie all'intervista con il famoso brand NATURHOUSE scopriamo l'iter, i requisiti e i costi per aprire un'attività in questo settore.

Di cosa vi occupate è qual'è lo stato del vostro mercato di riferimento?
NATURHOUSE è un’azienda leader mondiale nel campo dell’Educazione Alimentare. Oggi conta oltre 2000 punti vendita nel mondo e oltre 4 milioni di clienti che, grazie ad un metodo innovativo, hanno imparato a mangiare bene per vivere meglio, in modo sano e gustoso. NATURHOUSE offre ai suoi Clienti una linea esclusiva di prodotti di origine naturale combinati con un percorso gratuito di educazione alimentare.
Per quanto riguarda l’Italia sono già oltre 400 i punti vendita NATURHOUSE aperti nel nostro paese in poco più di 8 anni di attività e nonostante questa crescita esponenziale, essendo purtroppo il sovrappeso una problematica che colpisce il 60% della popolazione, abbiamo ancora un mercato di decine di milioni di potenziali clienti da raggiungere.

Per avviare un’attività in questo settore che capitale è necessario mediamente investire e quali sono le relative voci di costo?
L’investimento iniziale è estremamente contenuto (mediamente attorno ai 20.000 euro) ed include gli arredi, hardware/software e la prima fornitura dei prodotti, sono esclusi quindi solamente i costi di ristrutturazione del locale che variano caso per caso.
A partire da quest’anno abbiamo anche lanciato un nuovo format: Il VILLAGE. Questa formula low cost prevede un investimento ancora inferiore (attorno ai 10.000 euro) con un negozio di metratura contenuta (a partire dai 25 mq) in un insediamento urbano con un bacino di potenziali utenti anche ridotto (tra i 5 mila e i 35 mila abitanti).

Quali sono i requisiti per aprire quest’attività?
Grazie all’affiancamento da parte di NATURHOUSE in tutte le fasi commerciali e gestionali, e al processo di FORMAZIONE CONTINUA che l’azienda garantisce sia prima dell’apertura che successivamente, non serve un’esperienza pregressa nel settore del benessere. Solo nel caso del VILLAGE, dal momento che l’imprenditore lavora all’interno del negozio anche come “Consulente”, è necessaria una delle seguenti lauree: Dietistica, Scienze Biologiche, Scienze dell’Alimentazione, Scienze della Nutrizione, Farmacia, Scienze e Tecnologie Alimentari, Medicina, Chimica e Tecnologie Farmaceutiche, Biologia, Biotecnologie ad indirizzo Farmaceutico o Alimentare.

Qual è l’iter per aprire un’attività in questo settore?
La miglior scelta strategica ai fini commerciali è quella di aprire un centro NATURHOUSE in un insediamento urbano che conti almeno 15.000 abitanti (5.000 per la formula VILLAGE), selezionandolo nelle vie commerciali a più alto tasso di pedonabilità o, ancora meglio, all’interno di un centro commerciale. Risulta importante che la superficie minima sia di almeno 40 mq (25 per la formula VILLAGE) e che lo spazio sia dotato di un’ampia vetrina, luminosa e ad alta visibilità. Per quanto riguarda le procedure burocratiche e amministrative l’assistenza da parte degli Area Manager di NATURHOUSE, che operano sul territorio, è completa e continuativa: va dalla “creazione” del punto vendita fino all’implementazione del controllo di gestione dopo lo start-up.

È risaputo che l’imprenditoria franchising risente in maniera ridotta della recessione economica. Nel vostro settore quale ricerca ha permesso la creazione di un format che “viaggi” più velocemente di un’attività indipendente e in cosa il franchising agevola l’affiliato rispetto all’ipotesi in cui la stessa persona agisca autonomamente?
Sicuramente una delle ragioni del successo del format NATURHOUSE è stata quella di proporre GRATUITAMENTE la CONSULENZA aumentando così la fidelizzazione da parte del cliente finale che “salta” la prima barriera psicologica legata al costo. Il format prevede l’utilizzo di integratori per “velocizzare” i risultati che si ottengono dalle migliorate abitudini alimentari grazie al supporto della Consulente che lo guida settimana dopo settimana in un percorso di educazione alimentare, in questo modo il cliente acquista più volentieri dei prodotti che sono di ottima qualità visto che ottiene un servizio altamente professionale senza costi aggiuntivi. Ovviamente il margine commerciale sui prodotti offerti fa si che l’offerta gratuita del servizio non vada a discapito della redditività del business.
Per quanto riguarda la seconda domanda la definizione di “imprenditorialità assistita” sintetizza egregiamente il valore aggiunto derivante dallo sviluppare un’attività in franchising; la cessione del know-how a 360° consente al neo imprenditore di abbassare notevolmente il livello di rischio indissolubilmente connesso a qualsiasi iniziativa imprenditoriale, oltre a poter sfruttare le economie di scala tipiche di ogni catena commerciale, anche e soprattutto a livello di marketing.

Quali sono le responsabilità a carico dell’affiliato e quali a carico dell’azienda franchisor?
Prima ancora di parlare delle responsabilità bisognerebbe soffermarsi sull’obiettivo che hanno in comune che è quello di “crescere in maniera sana”, cioè aumentando il giro di affari ma mai a discapito della professionalità e della qualità del servizio. Le responsabilità diventano in questo modo semplicemente delle “regole base” alle quali attenersi: da parte del franchisor ad esempio deve esserci la tutela della zona assegnata, una continua formazione, investimenti pubblicitari a livello nazionale… mentre il franchisee deve essere pronto a condividere e rispettare la filosofia del marchio in ogni ambito (location, servizio, professionalità,…) “approfittando” nel nostro caso del know how di un gruppo che ha più di 2000 negozi in tutto il mondo.


Ringraziamo lo staff di Naturhouse per il suo contributo.

Inserita: lunedì 01 settembre 2014

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