Attacchi online: come proteggere l’azienda dalle minacce informatiche
La sicurezza informatica è importante.
La sicurezza informatica aziendale è un mix di tanti fattori: continuità operativa, fiducia dei clienti, tutela dei dati e, molto banalmente, fatturato. Nel 2025 il Rapporto Clusit ha registrato 5.265 incidenti cyber gravi a livello globale, in crescita del 48,7% sul 2024; l’Italia ha contato 507 incidenti, pari al 9,6% del totale mondiale, con l’84% degli eventi classificato come “High” o “Critical”. Vediamo insieme quali sono le attacchi informatici più insidiosi per le aziende e come difendersi.

Phishing e social engineering: l’attacco entra dalla posta elettronica
Il phishing resta una delle minacce più insidiose perché sfrutta una superficie d’attacco che nessuna azienda può eliminare: le persone. I dati sono eloquenti: nel 2025 il CERT-AGID ha censito 3.620 campagne offensive e condiviso 51.530 indicatori di compromissione, osservando anche una forte diffusione del phishing relativo alla piattaforma di pagamenti alla Pubblica Amministrazione (PagoPA) e un aumento dell’abuso della PEC come vettore di attacco. Per un’azienda significa che il pericolo non arriva solo dall’allegato grossolano pieno di errori, ma anche da comunicazioni formalmente credibili, costruite per sembrare verosimili e innocue.
Qui la prima difesa mette al centro le risorse umane: formazione continua, simulazioni specifiche sul phishing, procedure interne per verificare pagamenti e modifiche IBAN, autenticazione a più fattori e filtri antispam (configurati con attenzione).
Ransomware: quando l’azienda si ferma davvero
Il ransomware è la minaccia che più chiaramente mostra il legame tra cybersecurity e operatività. Non si limita a “infettare un computer”: può cifrare file condivisi, bloccare i programmi gestionali, fermare produzione, logistica, customer care e amministrazione. Nei casi peggiori arriva la doppia estorsione: prima il blocco dei sistemi, poi la minaccia di pubblicare dati sottratti.
Secondo il Data Gathering 2026 di Elmec, tra le tecniche più sfruttate figurano ransomware, social engineering e account compromessi; nel campione analizzato, il 27% degli incidenti con impatto significativo è stato causato da ransomware. È il tipo di dato che dovrebbe far uscire i backup dal cassetto delle “cose da fare”: backup offline o immutabili, test periodici di ripristino, segmentazione della rete e controllo degli accessi privilegiati sono misure essenziali, non accessorie.
Una VPN sulla rete aziendale contribuisce soprattutto a proteggere i dati in presenza di accessi da remoto: cifra il traffico e offre una maggiore capacità di controllo sulle connessioni dirette verso i sistemi sensibili.
Data breach e insider risk: il nemico non è sempre “fuori”
Le violazioni dei dati nascono spesso da combinazioni prosaiche: credenziali rubate, permessi concessi con manica troppo larga, sistemi non aggiornati, database esposti, fornitori compromessi. L’insider risk, poi, non coincide solo con il dipendente “sbadato”. Molto più spesso è un ex collaboratore con accessi ancora attivi, un fornitore con privilegi sproporzionati, un account legittimo usato da un aggressore o un errore di configurazione.
A questo si aggiunge il danno reputazionale. Un cliente può perdonare un disservizio temporaneo; molto meno facilmente accetta che documenti, dati personali o informazioni di pagamento finiscano esposti. La fiducia, una volta incrinata, ha tempi di ripristino più lunghi di qualsiasi server.
Patch, accessi e cultura: la difesa deve essere stratificata
La strategia corretta è su più livelli. Primo: aggiornamenti regolari di sistemi operativi, applicazioni, firewall, VPN, CMS e software gestionali. Secondo: MFA ovunque sia possibile, soprattutto su email, pannelli cloud, accessi amministrativi e strumenti di collaborazione. Terzo: principio del minimo privilegio, cioè ogni utente vede e modifica solo ciò che gli serve davvero.
Poi servono logging, monitoraggio, inventario degli asset, gestione dei dispositivi mobili, policy chiare per smart working e file sharing. La formazione va ripetuta, breve e concreta: riconoscere email sospette, verificare domini, non condividere codici OTP, segnalare anomalie senza paura di “fare brutta figura”.
Il ruolo concreto di una VPN per una rete aziendale
Una VPN per una rete aziendale è utile quando viene inserita in un’architettura coerente. Protegge le comunicazioni tra dipendenti remoti e infrastruttura aziendale, riduce il rischio su Wi-Fi domestici o pubblici, consente accessi cifrati a file server, gestionali e ambienti interni. È particolarmente importante in presenza di team ibridi, consulenti esterni e sedi secondarie.
Non bisogna però confondere lo strumento con la strategia. La VPN deve convivere con MFA, endpoint aggiornati, controllo dei dispositivi, revoca tempestiva degli accessi, backup verificati e un piano di risposta agli incidenti.
Luca Cortesi
Aprireinfranchising.it











