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29 aprile 2020

Aprire Partita IVA

Forniamo l'iter da seguire e i relativi costi per aprire una Partita Iva

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Aprire una partita IVA è un’operazione fondamentale per chiunque decida di avviare un’attività lavorativa autonoma, sia come lavoratore in proprio che come imprenditore.

In questa guida vediamo cos’è la partita IVA, quando è necessaria, come eseguire correttamente l’iter di apertura della partita IVA, quali sono i costi da sostenere, chi può accedere alle agevolazioni e tutti gli obblighi previsti.

 

COS’È LA PARTITA IVA

La partita IVA è un codice di 11 cifre che identificano in maniera inequivocabile la società o la persona fisica titolare della stessa. Questo codice è composto dai primi 7 numeri che collegano la partita IVA al contribuente che ne è titolare e tramite cui si può risalire dunque ai dati dello stesso. I 3 numeri successivi sono un codice identificativo dell’Ufficio delle Entrate e l’ultimo numero ha un compito di controllo.

La partita IVA rimane invariata per tutta la durata dell’esercizio dell’attività, ne viene attribuita una nuova in caso si decidesse di chiudere l’attività ed aprirne un’altra.

Ogni variazione riguardante il codice ATECO di riferimento (che indica la tipologia di attività), inerente  i dati del titolare della partita IVA, oppure ancora se si decidesse di cessare l’attività, andrà comunicato prontamente all’Agenzia delle Entrate.

 

QUANDO BISOGNA APRIRE LA PARTITA IVA

La partita IVA in Italia è necessaria per tutti i lavoratori autonomi. Sono considerati lavoratori autonomi tutte le persone fisiche che offrono beni o servizi per proprio conto, senza avere dunque un rapporto di lavoro subordinato. In definitiva, chiunque decida di lavorare per sé stesso dovrà aprire una Partita IVA.

La Partita IVA è infatti necessaria per tutti i lavoratori autonomi, siano essi liberi professionisti o imprenditori, che esercitano abitualmente la propria attività lavorativa ed hanno un reddito annuale superiore ai 5.000 euro. Questo significa che la maggioranza degli imprenditori autonomi (titolari di un’attività imprenditoriale), così come i liberi professionisti abituali (medici privati, consulenti, freelancer, ecc) avranno l’obbligo di aprire una partita IVA.

Tuttavia vi sono alcune eccezioni. Infatti chi svolge un lavoro in maniera autonoma e non subordinata in maniera occasionale, e non supera il limite di redditi annui prestabiliti dalla legge, non avrà l’obbligo di aprire una Partita IVA. Questo significa che chi offre servizi o vende beni in maniera occasionale e non genera introiti tali da considerarsi uno stipendio, potrà operare senza partita IVA.

La partita IVA è necessaria per identificare il lavoratore autonomo e la sua azienda, ma anche per emettere fatture, pagare i contributi al fisco ed alla previdenza sociale (ad esempio per il versamento dell’IVA).

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COME APRIRE LA PARTITA IVA

La partita IVA può essere aperta dal titolare dell’attività o impresa autonoma, così come da un suo legale rappresentante, da un avvocato, da una persona delegata o ancora dal commercialista che si occupa degli adempimenti e della contabilità dell’azienda.

L’iter per richiedere l’apertura della partita IVA è lo stesso sia per i lavoratori autonomi che per gli imprenditori e consiste principalmente nella presentazione della domanda apposita all’Agenzia delle Entrate.

La richiesta di apertura della partita IVA deve essere presentata all’Agenzia delle Entrate entro 30 giorni dall’inizio dell’attività.

Se pur sia possibile richiedere la Partita IVA recandosi di persona presso l’apposito ufficio dell’Agenzia delle Entrate, muniti di documento di identità e di tutta la documentazione necessaria, è anche possibile inviare l’apposito modulo di richiesta compilato, con in allegato le fotocopie dei documenti necessari, mediante raccomandata A/R oppure inviando una comunicazione telematica.

Questa ultima metodologia, in particolare, risulta molto più agevole e veloce. Per presentare la domanda di apertura della Partita IVA online sarà necessario fare riferimento al sito dell’Agenzia delle Entrate dove si potrà innanzitutto scaricare il modulo idoneo da compilare. Successivamente questo modulo dovrà essere inviato tramite posta elettronica certificata (PEC) e con firma digitale all’Agenzia delle Entrate. Per effettuare la richiesta di partita IVA online sarà dunque necessario anche far fronte all’iter ed ai costi necessari per acquistare e registrare una PEC e predisporre la firma digitale.

Quando si apre una Partita IVA sarà necessario anche scegliere il codice ATECO (un codice identificato del settore e della tipologia di attività svolta) ed il regime fiscale a cui aderire (agevolato o ordinario).

Per aprire la partita IVA e per effettuare tutte le scelte più opportune riguardo al regime fiscale, nonché per adempiere a tutti gli altri oneri necessari all’avvio dell’attività lavorativa o imprenditoriale autonoma, la consulenza di un commercialista o di un consulente è fortemente consigliata.

Ad oggi la maggioranza della comunicazioni e degli adempimenti iniziali per l’avvio di un’attività imprenditoriale sono espletabili mediante la Comunicazione Unica. Questa è una comunicazione, da inviare sempre online, alla Camera di Commercio, con un iter similare a quello per la richiesta in forma telematica della partita IVA. Con la Comunicazione Unica si potranno espletare in un’unica soluzione la richiesta di apertura della Partia IVA, le iscrizioni e comunicazioni ad INPS ed INAIL, la comunicazione di inizio attività al Comune, ed anche la registrazione presso il Registro delle Imprese.

 

COSTI PER APERTURA E MANTENIMENTO PARTITA IVA ED ALTRI ONERI

L’apertura della Partita IVA è un’operazione di per sé gratuita. Infatti richiedere la partita IVA all’Agenzia delle Entrate non ha alcun costo, tuttavia vi sono alcuni costi correlati all’apertura delle partita IVA e soprattutto al suo mantenimento che sarà necessario considerare.

Innanzitutto a variare notevolmente in base al regime fiscale adottato saranno i costi da affrontare per i versamenti all’Irpef. Per il regime ordinario l’aliquota è infatti superiore al 20% (variabile in base agli scaglioni di reddito), mentre per il regime forfettario è del 5% per i primi 5 anni, e dal 6° anno passa al 15%.

Un altro contributo, mensile, che grava sui titolari di partita IVA è quello della previdenza sociale. I contributi da versare all’INPS ammontano infatti a ben oltre il 20% dei redditi. Sarà inoltre necessario anche pagare i costi assicurativi all’Inail.

Altra imposta che grava sui titolari di partita IVA è l’IRAP ossia l’Imposta Regionale sulle Attività Produttive. Questa viene calcolata sul fatturato, e non sugli effettivi guadagni.

Se si è costretti ad adottare il regime di contabilità ordinaria, oppure per vari motivi si preferisce non adottare quella semplificata, allora vi saranno più costi ed oneri. Le partite IVA con regime ordinario saranno infatti vincolate alla tenuta dei registri contabili e ad adoperare la fatturazione elettronica.

Infine, anche l’iscrizione alla Camera di Commercio, le consulenze iniziali del commercialista e le sue parcelle annue, ed altri adempimenti burocratici per l’apertura dell’attività (soprattutto quando si avvia un’azienda) avranno dei costi.

I costi più importanti, come anticipato, rimangono comunque quelli annui relativi alle tassazioni, ai contributi, ai bolli ed ai versamenti da effettuare. Questi sono stimabili con cura solamente da un commercialista esperto, che vi potrà anche guidare nell’effettuare scelte consapevoli volte a contenere i costi di avvio e di gestione per la partita IVA.

Inoltre, le aliquote, i contributi e gli oneri possono sensibilmente variare ad ogni nuova riforma, per questa ragione per caprie esattamente a che costi si va incontro quando si apre una Partita Iva sarà necessario restare sempre aggiornati in materia.

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REGIME ORDINARIO O AGEVOLATO (FORFETTARIO)

Quando si apre una partita IVA è necessario scegliere il regime fiscale. Il regime fiscale cambia in base alla tipologia di attività svolta e può essere agevolato / semplificato oppure ordinario.

Ad oggi esistono dunque due tipologie di regimi di contabilità: quello ordinario e quello forfettario (che sostituisce dal 2016 il vecchio regime dei minimi non più in vigore).

Il regime discale agevolato e semplificato può essere scelto da tutti i lavoratori autonomi che non superino i limiti di guadagni annui indicati per legge. Il regime ordinario è invece obbligatorio per tutti coloro che superano tale reddito annuo.

La principale differenza tra regime ordinario e regime forfettario riguarda i costi di mantenimento. Per il regime forfettario vengono infatti previste delle agevolazioni sulle tassazioni e sulle percentuali di costi da versare.

Per poter accedere al regime forfettario è necessario non aver conseguito ricavi e compensi superiori al limite posto dalla legge, diversi a seconda del codice ATECO di riferimento, ma anche non avere spese per collaboratori esterni e costi lordi per ammortamento di beni strutturali superiori ai limiti relativi.

Madalina Girbovan
Aprireinfranchising.it

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