Come Aprire un Mercatino dell'Usato
Un business che fa leva sul concetto di riutilizzo e sostenibilità
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In Italia i mercatini dell’usato hanno visto incrementare notevolmente la propria popolarità negli ultimi anni. A favorirne l'ascesa sono diversi fattori, dalla crisi economica alla diffusione del concetto di riciclo e riutilizzo, fino ad arrivare al crescente apprezzamento per la moda vintage. Aprire un mercatino dell'usato è dunque un'idea di business attuale e potenzialmente di grande successo. In questa guida completa scopriremo come aprire un negozio o mercatino dell'usato partendo da zero, cosa serve nel dettaglio e tutti i consigli per avere successo.

Cosa sono i mercatini dell'usato e perché hanno successo
I mercatini dell'usato sono negozi specializzati nella vendita di vari prodotti di seconda mano, che possono spaziare dall'abbigliamento all'arredamento, dall'oggettistica ai prodotti tecnologici, sino ai prodotti da collezione. Gli oggetti venduti sono attentamente selezionati per garantire al cliente una qualità elevata, e vengono venduti a prezzi concorrenziali soprattutto se confrontati con lo stesso prodotto nuovo. I prodotti second hand venduti possono poi avere diverse qualità e fasce di prezzo a seconda del marchio e dello stato di usura in cui si trova il prodotto. Nei mercatini dell'usato si possono infatti trovare oggetti praticamente nuovi o in uno stato di usura medio, vintage e di lusso, appartenenti a noti brand, ma anche con marchi più generici o ancora artigianali e fatti a mano, quindi pezzi unici.
Nel resto del mondo i "thrift stores" sono realtà consolidate e largamente apprezzate da moltissimi anni, mentre in Italia i negozi dell'usato hanno visto solo più di recente incrementare la propria popolarità.
Negli ultimi anni, infatti, anche in Italia i mercatini dell'usato hanno vissuto un trend positivo di crescita, ritagliandosi uno spazio tutto loro nel mondo del business creando il settore del "second hand retail". I mercatini dell'usato devono il proprio successo a molteplici fattori tra cui la convenienza dei prezzi offerti, la crisi economica e la riduzione della capacità di spesa delle famiglie moderne, ma anche la crescente consapevolezza ambientale. A favorire gli acquisti in un negozio dell'usato sono dunque il desiderio da parte dei consumatori moderni non solo di risparmiare ma anche di effettuare acquisti consapevoli, favorendo un'economia circolare e del riuso e riducendo sprechi e rifiuti.
Aprire un mercatino dell'usato, con le dovute accortezze e competenze, può essere un'attività imprenditoriale di grande successo.
In questa guida vediamo l'attuale stato del settore del second hand in Italia, come aprire un mercatino dell'usato, cosa serve, l'iter ed i costi, nonché cosa comporta aprire un negozio dell'usato in franchising.
La "second hand economy" in Italia oggi, un settore anti-crisi
I consumatori odierni sono sempre più smart e digitali, attenti alle tematiche ambientali ed a quelle in materia di sostenibilità, di recupero e di minore spreco delle risorse. Questo ha portato un target sempre più eterogeneo, composto anche da moltissimi giovani, a rivolgersi ai negozi dell'usato che hanno così visto incrementare i propri fatturati.
Secondo i recenti studi di mercato, si è rilevato un incremento del settore del second hand pari al 33% negli ultimi 5 anni. Nel 2019 il mercato valeva circa 24 miliardi di euro, pari all’1,3% del PIL italiano.
A ritardare l'avvento della second hand economy in Italia, rispetto a moltissimi altri Paesi dove oramai acquistare beni usati è una prassi, è stata soprattutto l'opinione pubblica e la percezione che un oggetto di seconda mano fosse "di serie B" da acquistare solo come metodo di risparmio per mancanza di liquidità.
Oggi invece il second hand sta diventando sempre più una vera e propria alternativa all'acquisto presso un negozio tradizionale, ed è a tutti gli effetti uno dei pochi settori retail che non sembra temere la concorrenza dell'e-commerce.
Sono soprattutto le nuove generazioni quelle che si sentono a proprio agio ad acquistare oggetti di seconda mano (arredamento, elettronica, abbigliamento, videogiochi e libri in primis), vedendone i diversi benefici intrinseci: risparmio, qualità e sostenibilità.
Complici del trend positivo dei mercatini dell'usato sono dunque soprattutto:
- una sempre maggiore "coscienza ambientale" dei consumatori nonché la diffusione della filosofia dell'economia circolare, che vede il riutilizzo ed il riciclo come strumenti per combattere gli sprechi;
- l'interesse crescente dei consumatori verso gli oggetti vintage di qualità (antiquariato, abbigliamento firmato, collezionismo ed edizioni limitate, oggetti ed arredi di design);
- un panorama caratterizzato da instabilità economica e finanziaria, che porta da una lato i consumatori verso acquisti più consapevoli e ponderati (il second hand presenta un rapporto qualità - prezzo nettamente migliore), e dall'altro porta sempre più persone a vendere gli oggetti in buono stato non più utilizzati presso i mercatini dell'usato (rispetto alla vendita online in autonomia presenta guadagni minori - il mercato trattiene una percentuale sulla vendita - ma permette di non avere alcun pensiero, decentrando tutto l'iter di vendita e promozione)
Ma quali sono le previsioni della second hand economy in Italia per i prossimi anni?
Il mercato del second hand è cresciuto anche dopo il lockdown dei primi mesi del 2020 raggiungendo sia un trend di crescita del settore che un incremento dei fatturati, restando tutt'oggi un florido settore in cui investire. Anche nel mercato attuale infatti i mercatini dell'usato continuano ad avere grande successo, nonostante e forse spinti proprio dalle criticità odierne tra cui inflazione, crisi economica, instabilità politiche, crisi energetiche e riduzione della capacità di spesa.
Nel periodo post pandemia inoltre sono mutate le abitudini ed esigenze dei consumatori moderni. Ad oggi ad esempio lavorare da casa è una soluzione sempre più apprezzata, soprattutto dalle nuove generazioni. Nasce dunque la necessità di riorganizzare spazi fino a prima trascurati, eliminando il superfluo ed affidando gli oggetti in buono stato non più utilizzati proprio ai mercatini dell'usato. Questo ha permesso ai negozi dell'usato di ampliare la propria gamma di prodotti (senza alcun costo nel caso di utilizzo del sistema di conto vendita).
Anche nel mercato attuale i consumatori, sempre più attenti ad effettuare acquisti sostenibili, ma anche attirati dalla vastità di oggetti particolari presenti nei second hand stores, nonché considerando anche diminuzione di reddito per molte famiglie, hanno continuato spontaneamente a rivolgersi ai negozi di seconda mano.
Aprire un mercatino dell'usato risulta dunque un'ottima attività imprenditoria anche nei momenti di crisi.
Le tipologie di mercatini dell'usato e l'iter burocratico
Prima di aprire un mercatino dell’usato andrà fatta un'importante distinzione tra le due tipologie di negozio che è possibile avviare: in conto vendita o tradizionale.
1. Mercatini dell'usato in conto vendita
Esistono infatti prima di tutto i mercatini dell’usato che reperiscono la merce in conto vendita. L'assortimento non viene quindi acquistato dall’imprenditore e genera un costo solo dopo essere stato venduto. Questo elimina i rischi, ed i costi, legati all’invenduto. In questo caso l'attività viene riconosciuta come Agenzia d’Affari, ovvero l’imprenditore agisce come semplice intermediario nella compravendita tra soggetti privati. I vostri fornitori saranno quindi privati che vi affidano i loro beni con lo scopo di venderli ad altri privati per poi spartire il ricavato secondo le percentuali concordate tra le parti.
Per questa prima opzione l’iter burocratico sarà molto semplificato.
Per aprire un mercatino dell’usato in conto vendita sarà infatti necessario solamente:
- richiedere una Partita Iva all’Agenzia delle Entrate
- presentare una comunicazione alla Camera di Commercio come Agenzia d’Affari
- dare comunicazione di inizio attività al comune
- richiesta del permesso per affissione insegna esterna
2. Mercatini dell'usato tradizionali
La seconda opzione è quella di aprire un mercatino dell’usato tradizionale, simile ad un qualunque altro negozio retail, in cui effettuare una vera e propria compravendita. In questo caso i vostri fornitori non saranno solo privati ma anche grossisti, grandi centri commerciali specializzati, o rivenditori da cui acquisterete i beni da rivendere.
In questo secondo caso l’iter burocratico comporta qualche passaggio in più rimanendo tuttavia molto semplice.
- Apertura Partita Iva
- Iscrizione al Registro delle Imprese
- Regolazione delle posizioni Inps ed Inail
- Comunicazione di inizio attività
- Ottenimento del permesso per affiggere l'insegna esterna
Scelta del locale
Comune ad entrambe le opzione è la necessità di trovare un locale commerciale adatto, di grandi dimensioni per l’esposizione ottimale della merce, in zona trafficata e di facile accesso, con grande parcheggio frontale, anche in zone periferiche della città, e che rispetti gli standard su sicurezza ed igiene.
Un locale adatta per aprire un mercatino dell'usato va da un minimo di 200 / 400 mq sino a più di 1.000 mq. La metratura necessaria varierà ovviamente anche in base alla tipologia di merce offerta, riducendosi notevolmente in caso di specializzazione in un'unica categoria merceologica (ad esempio solo abbigliamento vintage e firmato).
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L'assortimento di prodotti
In un mercatino dell’usato è ampissima la varietà di merce che si può vendere:
- Abbigliamento, scarpe, gioielli ed accessori uomo, donna e bambino (anche firmati e vintage)
- Arredamento (anche di design)
- Collezionismo, oggetti d'epoca ed edizioni limitate / fuori produzione
- Prodotti per bambini / prima infanzia
- Oggettistica ed accessori per hobby e sport
- Giocattoli e videogiochi
- Libri, vinili e materiale audio / video
- Elettronica ed hi-tech
- Oggetti ed accessori per la casa e la cucina
- E moltissimi altri ancora..
I costi e l'investimento
Considerando le spese legate a locale (messa a norma, ristrutturazioni minime, progettazione ed allestimento), utenze, adempimenti burocratici, consulenze e comunicazioni, prime forniture (con il conto vendita la spesa è da considerarsi praticamente nulla), software ed hardware (per gestione clienti e fornitori, contabilità, etichettatura e prezzatura prodotti, pagamenti in contanti ed elettronici - POS - promozione e fidelizzazione, ecc), attrezzature, arredi minimali ed espositori, ma anche tutte le spese legate alla realizzazione di un sito web (anche solo espositivo, non necessariamente e-commerce), e delle pagine social, nonché all'assunzione di almeno 1 dipendente part-time, l’investimento minimo che si dovrà affrontare si aggira sui 25.000 – 30.000 euro.
Questo budget è da considerarsi per una metratura di circa 200 - 300 mq e la scelta di rifornirsi con merce in conto vendita. I costi di avvio, e di gestione, per metrature maggiori e per comprare le prime forniture (format di negozio tradizionale retail) saranno più cospicuo. Bisognerà infatti anche considerare, in base alla metratura, e soprattutto per i periodi di maggiore affluenza, anche i costi necessari per l'assunzione, almeno part-time, di uno / due dipendenti aggiuntivi.
Bisognerà poi dedicare una percentuale accettabile (lo standard è circa il 10% dei costi) alla comunicazione ed alla pubblicità, step fondamentale ed irrinunciabile per far conoscere la vostra attività e trovare non solo i clienti ma anche i fornitori. Una campagna di marketing, efficace dovrà essere studiata nei dettagli, fare largo uso di strumenti come il web ed i social media, ed essere calibrata sul proprio target di riferimento e sul mercato locale.
I mercatini dell'usato in franchising
Prima di aprire un mercatino dell'usato in autonomia è bene anche valutare una delle tante offerte di affiliazione in franchising presenti nel settore che permettono, con notevoli vantaggi, agevolazioni e semplificazioni, di aprire con successo e senza esperienze pregresse sia un mercatino dell'usato completo che un negozio vintage specializzato in abbigliamento firmato, oggetti da collezione e di design, ecc.
Per aprire un mercatino dell'usato in franchising viene richiesto un investimento minimo a partire da circa 10.000 euro. Chiaramente il budget richiesto varierà in base alle specifiche del format, della localizzazione, nonché delle condizioni previste dal contratto di affiliazione.
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Madalina Girbovan
Aprireinfranchising.it












