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Come aprire un distributore di benzina.

Un business di sicuro successo, il mercato della vendita di carburanti.

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Leggi anche la Guida Generale - Come aprire un'attività.

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Considerando il numero di veicoli circolanti in Italia ed il tipo di bene venduto, di primaria necessità, aprire un distributore di benzina può ancora rivelarsi un investimento redditizio, ma richiede oggi un'analisi più attenta rispetto al passato. Il settore è infatti in fase di trasformazione: il numero di imprese attive nella gestione di impianti carburante è in contrazione (oltre 100 imprese in meno negli ultimi cinque anni) e la transizione verso la mobilità elettrica sta ridisegnando il modello di business. Chi entra oggi in questo mercato deve pianificare un impianto multi-energia e ricco di servizi accessori, non una semplice pompa di benzina.

Non solo benzina: è in continuo aumento la richiesta di diesel HVO e biocarburanti, GPL, metano e biometano, idrogeno e, soprattutto, ricarica elettrica. La crescente consapevolezza ambientale e le normative europee spingono verso i carburanti alternativi. Un'idea vincente è quindi quella di integrare nella propria offerta vari tipi di combustibili e colonnine di ricarica elettrica e, se si dispone di capitale sufficiente, anche altri servizi come piccola ristorazione, minimarket, manutenzione e riparazione auto, autolavaggio, punti di ritiro pacchi, ecc. I servizi non-oil rappresentano una quota crescente dei margini degli impianti moderni.

come aprire distributore benzina

La classificazione

Esistono poi due principali categorie di distributori di benzina: quelli “premium” ovvero affiliati a società petrolifere internazionali e le “pompe bianche” ovvero distributori autonomi, indipendenti da altri loghi ed al massimo affiliati a reti locali di piccole dimensioni.

Un'altra importante distinzione riguarda la scelta del target di riferimento. Le pompe ad uso privato riforniscono ditte, imprese ed esercizi commerciali. I distributori di benzina ad uso pubblico, invece, riforniscono tutti i tipi di veicoli.

Dalla scelta del proprio mercato di riferimento dipende poi anche la scelta strategica dei locali, infatti per quanto riguarda i distributori privati c'è un margine di scelta più ampio mentre per i distributori pubblici la scelta della location è indissolubilmente legata al successo dell'attività (e deve essere presente nel Piano Regolatore Generale del Comune).


L'investimento

Una volta che si è deciso in quali categorie far convergere la propria attività bisogna considerare l'investimento necessario.
Le opzioni sono due: prendere in gestione una pompa di benzina preesistente, semplificando così l'iter burocratico, oppure costruire un nuovo impianto.

Nel caso della costruzione di un nuovo impianto, nel 2026 il fabbisogno di capitale si colloca tra 280.000 e 550.000 euro per un impianto di dimensioni standard. Le voci principali comprendono: acquisto o affitto del terreno e oneri di urbanizzazione, colonnine e serbatoi, sistemi di sicurezza obbligatori per legge (antincendio, videosorveglianza, allarmi: 20.000-50.000 euro), POS e sistemi di pagamento automatizzati, scorte iniziali di carburante e fondo di riserva operativo. L'investimento può sembrare meno gravoso se si stimano accuratamente i ricavi netti annui, storicamente elevati per questo tipo di attività, soprattutto se integrata con servizi non-oil.

Vanno poi aggiunti altri 20.000-30.000 euro per i vari allacciamenti necessari e tra 7.000 e 18.000 euro per l'iter autorizzativo (diritti di segreteria, licenze e autorizzazioni), con variazioni in base alla Regione e alla complessità del progetto. I costi fissi mensili di gestione includono utenze per 1.500-3.000 euro e personale per 2.000-6.000 euro.


L'iter burocratico

Vediamo ora l'iter burocratico da seguire quando si apre una pompa di benzina ed altri combustibili.

  • Ottenimento della licenza petrolifera.
  • Concessione edilizia.
  • Attestazione del Comune riguardo l'idoneità dell'area.
  • Autorizzazione del progetto da parte dei Vigili del Fuoco.
  • Autorizzazione comunale sui carburanti venduti.
  • Verifica dell'Asl per le installazioni elettriche.
  • Collaudo dell'impianto con Asl, Comune e U.T.I.F.

Prerequisiti personali per l'imprenditore sono invece:

  • non avere precedenti dichiarazioni di fallimento,
  • non avere precedenti condanne o pene detentive.

Il tempo stimato per lo svolgimento di tutte le burocrazie necessarie può anche arrivare ad un anno, motivo per cui ogni step va pianificato con cura. Importante: dal 2028, in base alla riforma della rete carburanti contenuta nel DDL Concorrenza 2026, potranno essere autorizzati esclusivamente nuovi impianti che prevedano l'erogazione di almeno un carburante alternativo ai combustibili fossili (energia elettrica, biocarburanti, idrogeno o altri combustibili a basse emissioni). Chi progetta oggi un nuovo impianto deve tenerne conto fin dalla fase di progettazione.

Infine, una volta avviata l'attività, sarà di fondamentale importanza stipulare un piano di lavoro aziendale che preveda promozione, marketing, servizi ed agevolazioni offerti ai clienti in modo da assicurarsi una rapida crescita della notorietà sul territorio di riferimento.

Non bisogna poi dimenticare l'importanza di scegliere i migliori fornitori che permettano di offrire prezzi competitivi sul mercato.

 

La transizione energetica: il futuro del distributore (2026)

 

Il settore dei distributori di carburante sta vivendo la trasformazione più profonda della sua storia. La diffusione delle auto elettriche e le normative europee sulla decarbonizzazione impongono di ripensare il modello di business tradizionale. Chi apre oggi un impianto deve considerarlo non come una semplice pompa di benzina, ma come un nodo energetico e di servizi multimodale.

 

La riforma della rete carburanti inserita nel DDL Concorrenza 2026 prevede uno stanziamento di 120 milioni di euro tra il 2028 e il 2030 per accompagnare la trasformazione degli impianti esistenti. Gli incentivi possono arrivare fino a 60.000 euro per singolo impianto, coprendo fino al 50% delle spese sostenute per l'installazione di colonnine di ricarica elettrica ad alta potenza e di infrastrutture per biocarburanti.

 

Le opportunità più interessanti per chi investe oggi nel settore includono: l'integrazione di colonnine di ricarica rapida (che generano ricavi mentre il cliente sosta e consuma nei servizi accessori), l'ampliamento dei servizi non-oil (bar, minimarket, ritiro pacchi, autolavaggio) che garantiscono margini superiori alla vendita di carburante, l'erogazione di biocarburanti come l'HVO (diesel rinnovabile compatibile con i motori diesel esistenti) e, in prospettiva, l'idrogeno per il trasporto pesante. Gli impianti che sapranno diversificare per tempo saranno i protagonisti della nuova mobilità, non le vittime della transizione.

 

Visita la nostra categoria dedicata al franchising Auto e Moto.

 

 


 

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Madalina Girbovan
Aprireinfranchising.it

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