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Imprenditoria Femminile

Business in rosa

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Che l’imprenditoria femminile abbia fatto passi da gigante negli ultimi anni, era nell’aria, ma i primi risultati di questo 2015, anche alla luce di Expo, sono addirittura sorprendenti.
L’impresa italiana è donna ed è ogni giorno più sorprendente: nasce nel ricco nord ovest, ma anche in tutto il centro e sud Italia e molto spesso parla una lingua straniera. Circa un’imprenditrice su 10 è straniera e ha scelto di aprire la propria attività in Italia, in particolar modo in Lombardia, Lazio e Toscana

Imprenditoria femminile 2015

 

Arrivano da tutta Italia, anche dalle aree del sud da tutti considerate le più svantaggiate e conquistano il mercato nazionale e internazionale. Hanno idee ottime e innovative, sanno sfruttare le possibilità offerte dalla legislazione, dai finanziamenti a fondo perduto e, perché no, anche dalla crisi. Chi sono? Sono le donne imprenditrici che oggi si candidano ad essere il motore per far ripartire il Paese.
Le imprenditrici italiane non lasciano nulla al caso: sono attualmente organizzate in una associazione di categoria, la iDonna, con sede a Padova e aderenti sparse per tutta la penisola, che si caratterizza, oltre alla fornitura di servizi, per la grande partecipazione collettiva, funzionando sia da centro operativo, per la soluzione di problematiche pratiche e la diffusione delle informazioni più rilevanti per gli imprenditori, sia e soprattutto come incubatrice di talenti.

Ma quali sono i settori che vedono le donne in primo piano?

Le donne nel turismo e nel settore agroalimentare

Sicuramente l’agroalimentare e il turismo, settori in cui, stando ai dati forniti da Unioncamere, lavora il 29 % delle imprenditrici (contro il 22% delle imprese italiane considerate nel loro complesso). Un ambito, questo, che trova maggiori possibilità di espressione proprio ora, grazie alla grande vetrina di Expo.
Sulle 1.302.054 imprese rosa, 3 su 5 sono attività legate alla ristorazione (bar o ristoranti) e 234.684 operano nell’agroalimentare e principalmente nel settore agricolo.
Ma chi pensa si tratti di aziende ereditate o di lunghe tradizioni familiari, dovrà ricredersi: l’imprenditoria al femminile è anche giovane. Ben il 66% delle attività registrate ha meno di 15 anni e si sta conquistando un posto di rilievo nel mercato a tempo di record, grazie a impegno, competenza ed idee innovative.

Donne e start-up

Anche se si tratta, per definizione, di aziende ancora in crescita, la situazione delle start-up è forse quella che meglio riesce a dare il senso della forza e delle possibilità che si nascondono nell’imprenditoria femminile italiana. Le start-up al femminile sono circa 400 e per la metà si occupano di servizi ICT e software, dando così vita ad una vera e propria community, nella quale sono molto forti le strategie vincenti di formazione e accompagnamento che la rete imprenditoriale femminile garantisce alle proprie aderenti mediante incontri e percorsi organizzati nei diversi capoluoghi.
Il balzo in avanti c’è stato proprio nello scorso anno: nel 2014, le donne impegnate nell’innovazione sono aumentate del 50,6% e, pur restando ancora indietro rispetto ai colleghi maschi rappresentano il 12,4% delle start-up e il 21,5% delle aziende italiane.


I capitali investiti

La caratteristica principale delle imprese innovative al femminile è l’essere essenzialmente “economiche e smart”, se è vero che nel 77% dei casi, l’imprenditrice immette un capitale non superiore ai 10.000€.

Si tratta in genere di attività gestite con la formula della società a responsabilità limitata e con un capitale sociale non superiore ai 50.000 €.
Certo, a ciò corrisponde un fatturato non sempre fatto di grandi cifre (una su tre non supera i 100.000€), ma considerando le dimensioni ridotte (una su 4 ha meno di 5 dipendenti), più che lusinghiero.
Ad aiutare e sostenere le nuove imprenditrici vi sono oggi numerosi programmi nazionali e comunitari, che prevedono espressamente finanziamenti agevolati o a fondo perduto.
Secondo i dati di Confartigianato, i prodotti finanziari rivolti a questa particolare categoria, si caratterizzano per modalità di rimborso flessibili e per la facoltà di sospendere uno o più pagamenti, nel periodo coincidente con una gravidanza dell’imprenditrice.
Considerata la peculiarità delle figure coinvolte poi, sono previsti specifici finanziamenti per malattia, maternità e attività d’impresa. Nei primi due casi l’erogazione ha quale scopo quello di supportare l’imprenditrice o la socia, nel caso in cui alcuni eventi particolari, quali la malattia propria o di uno stretto congiunto o la gravidanza, costringano l’imprenditrice all’assenza dal lavoro.

Luca Cortesi
Aprireinfranchising.it

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