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Come ottenere la residenza a San Marino e pagare meno tasse

Requisiti, costi e regimi fiscali per trasferirsi sul Titano

Tag: Esteri
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Il Titano attira ogni anno professionisti, imprenditori e pensionati italiani che guardano alla piccola Repubblica come a un luogo dove pagare meno tasse senza allontanarsi troppo da casa. Ma trasferire la residenza a San Marino non è una semplice pratica anagrafica: richiede requisiti precisi, investimenti e una vera presenza sul territorio. Vediamo come funziona, quali sono le strade percorribili e a cosa fare attenzione.

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Come ottenere la residenza a San Marino e pagare meno tasse

Perché San Marino attira chi cerca un fisco più leggero

La Repubblica di San Marino ha un sistema fiscale autonomo. L'imposta generale sui redditi delle società è al 17%, con una possibile aliquota ridotta all'8,5% per i primi cinque anni di utile per le imprese che rispettano determinati criteri occupazionali. Per le persone fisiche l'imposta personale arriva a un massimo del 35%. A questo si aggiungono regimi dedicati a chi porta redditi dall'estero e a chi percepisce una pensione, pensati per attrarre nuovi residenti.

Il confronto con l'Italia è spesso il punto di partenza: su un utile di 100.000 euro, un'impresa sammarinese paga circa 17.000 euro contro i circa 27.500 di una società italiana. Per le startup innovative riconosciute dal sistema locale sono previste addirittura l'esenzione dall'imposta sul reddito d'impresa e l'assenza di tassazione sulle plusvalenze per i soci.

I principali tipi di residenza

Non esiste un'unica porta d'ingresso. La normativa sammarinese prevede diverse tipologie di residenza, ciascuna con un proprio profilo di requisiti e di costi. Le più note sono le seguenti.

La residenza per motivi economici (legge 115/2017) è rivolta a chi acquisisce il 51% del capitale di una società sammarinese e assume da uno a tre dipendenti, versando un deposito di 75.000 euro che sale a 150.000 dal secondo anno. Dopo il terzo anno il deposito può essere trasformato nell'acquisto di un immobile di pari valore.

La residenza elettiva (legge 94/2017) richiede l'acquisto di un'abitazione da almeno 500.000 euro oppure un deposito vincolato di almeno 600.000 euro per dieci anni in titoli di Stato sammarinesi. Sono previsti una tassa di 1.000 euro alla prima richiesta, un contributo una tantum di 10.000 euro per chi sceglie il deposito e di 20.000 euro per ogni familiare, oltre a un'assicurazione sanitaria privata.

La residenza a regime fiscale agevolato (legge 223/2020) è pensata per chi produce reddito all'estero e non è mai stato residente fiscale a San Marino. Prevede un'imposta sostitutiva del 7% sui redditi esteri, con un minimo di 10.000 euro e un massimo di 100.000 euro per anno d'imposta. Servono autosufficienza economica, un'abitazione in territorio e un'assicurazione sanitaria; la decisione arriva in genere entro 60 giorni.

La residenza atipica per pensionati prevede un'imposta del 6% sulla pensione. Qui le regole sono cambiate: con il decreto delegato del 21 novembre 2024 il reddito minimo richiesto è passato da 50.000 a 120.000 euro lordi annui e il patrimonio mobiliare alternativo da 300.000 a 500.000 euro, per le domande presentate dal 2025. Restano esclusi i pensionati del settore pubblico.

Esistono infine la residenza ordinaria (con un piano d'impresa e investimenti immobiliari tra 200.000 e 300.000 euro), la residenza semplificata per imprenditori e manager che assumono almeno cinque dipendenti e la residenza per i soci di startup ad alta tecnologia.

Come si presenta la domanda

Il percorso parte dalla scelta della categoria più adatta al proprio profilo. Occorre poi preparare la documentazione: dimostrazione dei redditi o del patrimonio, certificato del casellario, un contratto di affitto o un titolo di proprietà per l'abitazione a San Marino e la polizza sanitaria richiesta. La domanda viene esaminata dagli uffici competenti e, per alcune tipologie, dopo il parere della Gendarmeria; in diversi casi la concessione è discrezionale. Una volta ottenuto il via libera si procede all'iscrizione all'anagrafe della popolazione residente e, se serve, al ricongiungimento familiare.

Conviene rivolgersi a un professionista locale, perché soglie, importi e procedure sono state ritoccate più volte negli ultimi anni e vanno sempre verificate sulle fonti ufficiali al momento della richiesta.

Residenza vera, non di facciata

Il punto più delicato per un italiano è il rischio di esterovestizione. Trasferire formalmente la residenza non basta: l'Agenzia delle Entrate può contestare il cambio se il centro dei propri interessi vitali, cioè famiglia, casa principale e attività, resta in Italia. Per essere credibili occorre vivere davvero a San Marino, avere un'abitazione stabile, spostare i legami familiari e lavorativi e conservare la prova della permanenza effettiva. Il passaggio va inoltre comunicato correttamente con l'iscrizione all'AIRE.

Da ricordare anche la tassazione dei flussi tra i due Paesi: secondo la convenzione Italia-San Marino, i dividendi distribuiti a residenti italiani sono tassati al 26% per le persone fisiche, mentre per le società può applicarsi un'aliquota ridotta all'1,2% a certe condizioni.

Residenza e attività d'impresa

Per chi pensa di trasferirsi per fare impresa, San Marino offre vantaggi come l'aliquota agevolata e il regime per le startup, ma anche un mercato interno molto piccolo: il vero business resta spesso rivolto ai clienti italiani ed esteri. Prima di scegliere il settore è utile confrontare le opportunità disponibili, per esempio tra i franchising di servizi alle aziende e consulenza o tra i franchising di servizi finanziari e assicurativi, due ambiti in cui competenze fiscali e internazionali possono fare la differenza.

Quanto costa davvero trasferirsi

Oltre alle tasse, bisogna mettere in conto il costo della vita e dell'abitazione. Acquistare un immobile da 500.000 euro o immobilizzare un deposito da 600.000 euro significa vincolare capitale importante per anni, mentre per le formule a imposta sostitutiva pesano la soglia minima di 10.000 euro all'anno e i canoni di affitto. Il risparmio fiscale va quindi confrontato con questi esborsi e con il proprio reddito reale: per redditi medi o bassi l'operazione raramente conviene, mentre diventa interessante per patrimoni e redditi elevati.

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Luca Cortesi
Aprireinfranchising.it

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