Come valutare un format food di successo da franchisee e aspiranti franchisor.
Una scelta consapevole

Franchising & Trends
a cura di Davide D'andrea Ricchi
Negli anni la mia professione mi ha portato a vedere nascere e svilupparsi tante realtà del settore e per quanto abbia osservato l’elemento principe “il cibo” – nella miglior tradizione nostrana e non solo – assumere nei diversi format mille varianti, varietà e segreti, in grado di rendere un format food degno di essere preso in considerazione. E allora scopriamo quali sono i fattori a rendere un format food su cui vale la pena investire.

- Originalità e replicabilità del menù. Può sembrare una contraddizione e invece coniugare questi aspetti apparentemente contrastanti è una ricetta estremamente vincente. Prima di tutto perché è fondamentale sapersi distinguere, l’offerta food sta esplodendo quantitativamente, ma un marcato carattere di riconoscibilità, in primis del prodotto, ci permetterà di uscire dall’anonimato e durare nel tempo. E riconoscibilità è originalità in primis, inteso come proposta nuova, non banale. Con ciò non voglio rinnegare i grandi classici ma a quel punto la differenziazione dovrà passare attraverso altro: attenzione però, perché il gusto è una promessa che dovremo saper mantenere in tutti i punti vendita, quindi attenzione sempre alla capacità di rendere un menù replicabile, è cruciale!.
- Mark up sul prodotto superiore al 300%. Questo significa che, a prescindere dalle scelte relative alla catena di fornitura o dal fatto che il franchisor possa essere produttore della materia prima, trasformatore o anche solo rivenditore di un prodotto trasformato esternamente, il prezzo medio a menù dovrà garantire un incidenza del costo della materia prima non superiore a 1/3. Per farlo non si deve inventare nulla, semplicemente c’è da studiare con attenzione acquisti, supply chain e pricing.
- Gross margin superiore al 15% sul fatturato ante imposte. ogni format franchising che si rispetti deve essere profittevole, in grado in grado di bilanciare sapientemente ricavi e costi diretti e indiretti, con la necessità di preservare una qualità di prodotto ed un servizio al cliente allineati all’aspettative del clienti. Come? Beh qui le regole di gestione sono più severe: serve un approccio manageriale avanzato, il giusto mix marketing e l’esperienza può non bastare.
- Recupero del capitale investito in 36-48 mesi. I format franchising spesso costituiscono soluzioni di autoimpiego idonee a remunerare qualche buono stipendio dei rispettivi titotali/franchisee. Tuttavia, in un buon modello la redditività dello stesso al netto di tutti costi fissi e variabile dovrebbe essere in grado di recuperare il capitale inziale sborsato in tre anni massimo quattro anni.
- Immagine originale ed efficace. Parliamo di brand identity, immagine coordinata, concept design, lay out, cioè di tutti quei codici concettuali, visivi, testuali, funzionali, a volte persino olfattivi e sonori della marca, che hanno il compito di evocare e trasmettere la personalità di un format/brand e trasmettere adeguatamente le promesse commerciali di un attività. Obiettivo è conferire al format un impatto visivo complessivo originale e riconoscibile, in grado di comunicare al mercato ciò che siamo, ciò per cui operiamo e per cui ci differenziamo. La formula del “food franchising italico” sta trovando affermazione sempre più convincente sul territorio nazionale e si espande progressivamente in campo internazionale.
- Semplicità delle mansioni di cucina. Un format food valido è quello in cui il titolare pur non avendo competenze specifiche in cucina non dovrà mai essere sotto scacco da nessun collaboratore perché le mansioni sono facili da eseguire e i ruoli altrettanto facili da ricoprire. Come si dice d’altronde: Tutti utili nessuno indispensabile.
- Facilità di reperimento delle materie prime. Le materie prime devono essere non solo reperibili ed accessibili con facilità, ma devono essere disponibili in quantità adeguate a soddisfare i flussi di vendita. Un sistema di approvvigionamento che funziona vale quanto la bontà del prodotto finito; e che preveda sempre un piano B: fornituri alternativi di uguale qualità. Una diversa trattazione merita è la gestione del “fresco”, in questo caso l’approvvigionamento decentralizzato non è sempre la strada più conveniente.
- Software gestionale dedicato. Il software gestionale è fondamentale perché permette non solo l’automazione, ma anche l’uniformazione dei processi di gestione dello store e l’interazione continua con la casa madre. Avere un supporto informatico dedicato ha il doppio beneficio di ridurre la complessità e consentire un migliore controllo del business grazie all’analisi dei dati e delle performance, in modo strutturato. Sulla tipologia di software non mi soffermerò perché in commercio ci sono diversi prodotti molto validi: un consiglio su tutti è, prima di acquistare un pacchetto software, valutare attentamente pro e contro anche attraverso il supporto di un tecnico.

Esperto franchising, CEO and Founder di Sviluppo Franchising, partner della Business School del Sole24ORE,
ex socio di una nota catena food&beverage in Inghilterra.










