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giovedì 23 agosto 2018

Scopri cosa sono e le alternative legali al 100% in Italia 

Come aprire uno Smart Shop oppure un Coffee Shop IN ITALIA

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In Italia la cannabis è sempre meno un tabù, complici l’ondata di successo riscontrata dai negozi che vendono cannabis light e prodotti a base di canapa sativa. Della canapa se ne parla, non solo per diffondere una sempre maggiore informazione e consapevolezza, diminuendo pregiudizi e disinformazione, ma anche perché le attività legali nate in questo settore risultano essere tra le più redditizie ed innovative degli ultimi anni.

Sono dunque molti gli aspiranti imprenditori che vogliono mettersi in proprio nel settore della cannabis legale, aprendo un negozio di prodotti a base di canapa, di cannabis light da collezione oppure un modello di attività che richiami i coffee shop di Amsterdam o gli smart shop.

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Cosa sono, le differenze, i prodotti

I coffee shop sono locali molto diffusi nei Paesi Bassi, e soprattutto ad Amsterdam che ne conta la maggiore concentrazione, che sono stati autorizzati dallo Stato a vendere e permettere al loro interno un moderato consumo di droghe leggere quali la cannabis.

Nei coffee shop è possibile acquistare, consumare e confrontare differenti varietà di cannabis in modo legale. Agli albori all’interno dei coffee shop era possibile consumare anche altre tipologie di droghe naturali, ad oggi severamente vietate.

Oltre alla cannabis ed ai cannabinoidi, rigorosamente naturali, i coffee shop vendono spesso generi alimentari e bevande realizzati con estratti di cannabinoidi come torte, dolci, cioccolata, caffè e birre. Ad oggi vi sono circa 700 licenze regolamentari concesse a coffee shop nei Paesi  Bassi, alcuni di questi locali si sono poi organizzati in catene e franchising.

Nei coffe shop rimane comunque vietata la vendita di alcolici se non in possesso della relativa licenza. La normativa che regolarizza i coffe shop nei Paesi Bassi rimane comunque controversa ed approssimativa in quanto ad essere legalizzata è solamente l’attività svolta dai coffee shop, non le modalità di produzione e di rifornimento della cannabis venduta e consumata al loro interno.

Se agli albori i coffee shop erano diffusissimi e poco regolamentati, ad oggi il loro numero, se pur rimanga rilevante, si è sensibilmente ridotto, complici nuove leggi restrittive. Nei Paesi Bassi di fatti vi sono limiti di lontananza dei coffee shop dalle scuole, limiti sulla quantità massima da poter vendere ad ogni cliente nonché sulla quantità che si può detenere all’interno del locale.

Uno smart shop, o smart drug shop, è un negozio nettamente in contrapposizione con i coffee shop. Si tratta di fatti di un negozio specializzato in sostanze psicoattive legali completamente artificiali, prive di estratti naturali o parti delle piante da cui tali sostanze derivano.

Gli smart shop non sono attività regolamentate ma che sfruttano l’assenza di restrizioni o vincoli espliciti riguardo la vendita dei specifici prodotti.

Il nome smart shop deriva da smart drugs, il nome con il quale si individuano i prodotti venduti all’interno del negozio. Generalmente si tratta di sostanze stimolanti, stupefacenti e psicoattive legali quali caffeina, taurina, ginseng e varie altre. Le sostante possono essere di origine naturale o totalmente sintetiche ed è inoltre possibile acquistare una vasta gamma di tabacchi, accessori per fumatori e gadget, letteratura dedicata all’argomento, nonché prodotti vari legati al mondo della cannabis.

Sono legali? A quali leggi far riferimento? Le alternative legali in Italia

Sia i coffee shop che gli smart shop, così come si intendono laddove sono legali, in Italia sono illegali. Se pur le recenti normative permettano un maggior margine di manovra nel settore della cannabis light, ad oggi è comunque severamente proibito incentivare all’uso di sostanze stupefacenti nonché venderle con lo scopo di essere consumate.

Le attuali attività legali in Italia nel settore della cannabis fanno riferimento alla legge 242 del dicembre 2016 che regolamenta la coltivazione, la commercializzazione e l’eventuale consumo della cannabis sativa, o dei prodotti realizzati con suoi estratti, purché tassativamente con livelli di THC entro i limiti consentiti.

L’uso ricreativo della cannabis ligh è ancora vietato, non è quindi possibile vendere la pianta, le foglie, i fiori o i semi al cliente con scopo di utilizzo quali il fumo. Gli attuali negozi che vendono cannabis light devono chiaramente indicare che lo scopo della vendita è puramente “da collezione”.

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Madalina Girbovan
Aprireinfranchising.it

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