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Come aprire un negozio per bambini

Un business nella culla

4 minuti

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Leggi anche Aprire un negozio di abbigliamento

Nonostante i dati sulla natività in Italia e l’e-commerce, il business dei negozi per bambini continua ad avere una fetta non marginale di mercato. Il mercato di questa attività è giustificato soprattutto dalla sicurezza che, rispetto ad un sito online, può offrire un commerciante esperto e di fiducia.


come aprire un negozio per bambini

Guida Completa per Aprire un Negozio per Bambini

Facciamo un passo indietro…

Prima di elencare i requisiti e gli adempimenti di legge necessari da seguire, analizziamo per bene questo tipo di attività. La caratteristica principale è rappresentata dai suoi diversi target, i quali si differenziano per età.

Le zone ideali sono piccole città dove non esiste grande distribuzione inerente a questo business, così da andare a soddisfare la domanda locale. In caso contrario, bisognerà sviluppare il negozio in location di grande afflusso, e specializzarsi in ciò che manca nella zona. Dai negozio per la prima infanzia a quelli per bambini dai 3-14 anni.

Come visto questa attività contiene diverse sfaccettature, le quali andranno ben analizzate e studiate, tenendo sempre a mente la concorrenza e la propria location.

Dopo questo doveroso preambolo incominciamo ad analizzare i successivi passi da seguire.

Iter & Burocrazia

In breve, le pratiche burocratiche da seguire sono:

  • Aprire partita iva e registrarsi presso INPS ed INAIL.

  • Iscriversi presso la Camera di Commercio locale.

  • Presentare SCIA presso il Comune interessato.

Per adempiere al meglio ed alleggerirsi da questi obblighi di legge, si consiglia l’assistenza di un commercialista.

Locale & Concorrenza

Una volta individuata la location, che potrà essere in centro storico o commerciale, oppure in vie secondare, a seconda dell’afflusso e dalla domanda delle zone, la fase più delicata sarà quella di capire in quale fascia d’età specializzarsi. Se aprire un negozio per neonati (0-36 mesi), oppure uno per bimbi dai 3 ai 14 anni, oppure entrambi.

Se si opterà per la prima scelta, l’offerta potrà spaziare da abiti premaman per la mamma, fino ai primi vestitini per il piccolo. Con tanto di pannolini, primi arredamenti per la stanza (culla e postazione per il cambio pannolini), piccoli accessori d’abbigliamento, passeggini, seggiolini, bavaglini, e tanto altro ancora. In questo caso la metratura del negozio risulterà molto ampia, per poter esporre al meglio la vasta offerta. 100/200 mq rappresentano una buona base sulla quale sviluppare il proprio locale.

Discorso diverso per la fascia di target rappresentata dai bambini 3-14 anni. Qui l’offerta gira soprattutto intorno all’abbigliamento ed agli accessori ad esso collegato. Lo spazio espositivo in questo caso non dovrà essere necessariamente troppo ampio. Locali di 50-70 mq risulteranno più che sufficienti per esporre la meglio la propria merce.

Conviene come attività?

Può non sembrare, ma i soldi spesi in questo settore per famiglia italiana in media sono di oltre 900/1.000 € all’anno considerando solo il comparto abbigliamento e tralasciando quello molto più ampio di accessori, passegini, arredi e complmentei. Sempre per quanto riguarda l'abbigliamento, la fascia 12-14 è quella che registra il picco, con oltre 1.000 spesi ogni anno a famiglia. Cifre considerevoli, che con un margine di circa il 25% si traducono in ampi ricavi per ogni buon imprenditore. 


Quanto costa aprire un negozio per bambini: Con un investimento attorno ai 30.000-50.000 € potrete aprire il vostro negozio per bambini.

Leggi anche: Quanto costa aprire un negozio di abbigliamento per bambini.

Normative e Tendenze 2026

Dal 1° gennaio 2026 è entrato in applicazione il nuovo Regolamento (UE) 2025/2509 sulla sicurezza dei giocattoli, che introduce controlli più severi su infiammabilità, sostanze chimiche e, per la prima volta, sui rischi legati ai giocattoli digitali e connessi. Chi gestisce un negozio per bambini che vende anche giocattoli dovrà quindi verificare che i fornitori rilascino la dichiarazione UE di conformità e il marchio CE, oltre a conservare la documentazione per eventuali controlli.

Sul fronte del mercato, cresce sempre più il fenomeno del second-hand e dell’economia circolare: secondo le ultime rilevazioni, il mercato dell’usato in Italia supera i 27 miliardi di euro, con l’abbigliamento e gli articoli per l’infanzia tra le categorie dove il risparmio medio rispetto al nuovo raggiunge il 44-50%. Affiancare all’offerta tradizionale un angolo dedicato al conto vendita o al ricondizionato può quindi diventare un valore aggiunto per attrarre famiglie sempre più attente alla sostenibilità e al budget.

Da tenere presente anche il nuovo obbligo, in vigore dal 19 luglio 2026 per le grandi imprese, di divieto di distruzione dei capi di abbigliamento invenduti (esteso alle medie imprese entro il 2030): una norma pensata per ridurre gli sprechi che sta spingendo molti negozi indipendenti ad anticipare i tempi, orientandosi verso outlet stagionali, sconti mirati o accordi con piattaforme di rivendita per smaltire le rimanenze in modo sostenibile.

Franchising

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Luca Cortesi
Aprireinfranchising.it

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